A Betania c'era una famiglia che è diventata la famiglia di Gesù quando ha lasciato la sua, per annunciare il regno, e non aveva un “sasso dove posare il capo”.
Qui Gesù veniva accolto, servito e amato.
Per Lui veniva sparso il profumo più costoso.
Era una famiglia nuova, composta non per legami di sangue, ma da coloro che volevano ascoltare la Parola di Dio e metterla in Pratica, diventando così, suoi fratelli, sorelle, madri.
Questo vuole essere per noi tutti la casa famiglia “Betania”.
Nelle CASE-FAMIGLIA, in missione, si prende a cuore la vita di ragazzi e ragazze che vengono ospitati e aiutati a crescere proprio come FIGLI.
Nelle case le ragazze e i ragazzi studiano, partecipano alle necessita' della comunita', coltivano l'orto, fanno il pane, lavorano nei laboratori di ceramica, di taglio e cucito, ricamo e falegnameria.
Si preparano a diventare persone attente alla vita dei loro villaggi, sensibili ai bisogni della gente povera che li abita, ma soprattutto a diventare papa' e mamme di famiglia responsabili e accorti.
Il lavoro dei volontari dell'Associazione e' indirizzato a sostenere i progetti delle misionarie origgesi, in primo luogo.
Non ci manca di sostenere, poi, quei missionari che, per vari motivi, vengono in contatto con la nostra Associazione.
Origgese di nascita, Luigia Sironi cresce e si impegna nell'oratorio femminile di Origgio, come delegata di Azione Cattolica. Nel 1964 diventa suora della Congregazione del Cottolengo col nome di Suor Alda. La sua vocazione missionaria si concretizza nel febbraio del 1990, quando parte per ESMERALDAS, una citta' costiera nel nord dell'Ecuador.
Qui, con altre tre suore, porta avanti il suo lavoro di accoglienza ai bambini nella scuola materna SAN JOSE' COTTOLENGO e tra la povera gente del bairro della citta'. Si occupa anche di un centro di assistenza sanitaria, appena aperto nella Parrocchia.
Alla fine del 2000 lascia Esmeralds per Quito, la capitale dell'Ecuador: un'altra realta', da accogliere, da capire, da aiutare!
Da alcune sue lettere si intravvede la realta' di questa comunita': ".... piu' il tempo passa e piu' ci si abitua, si entra nella mentalita' e costumi. In questo tempo c'e' il colera e la nostra citta' e' in emergenza. La popolazione ha le sue colpe nel diffondersi di questa malattia perche' non osserva le norme igienico-sanitari, manca una educazione civile: i rifiuti vengono buttati fuori casa, dove abitiamo noi lo fanno. Speriamo solo che lavorando, come carchiamo di fare, con l'istruzione dei bambini e dei ragazzi di oggi si possa andare verso un mondo migliore..."
"... su quel terreno che abbiamo comprato anche col vostro aiuto sono iniziati i lavori per la nuovascuola materna. Speriamo che con l'aiuto di tanti benefattori, la Divina Provvidenza li terminera'..."
QUITO
Citta' capitale della Repubblica dell'Ecuador, sorge su un ampio altopiano circondato da una corona di coni vulcanici. Nell'ultimo secolo ha subito numerosi terremoti che hanno notevolmente frenato lo sviluppo. Alla periferia, nei bairros, si accampano famiglie di "campesinos" venuti dalle Ande verso la citta' in cerca di fortuna. Vi trovano, purtroppo, solo poverta' e malattie. Suor Alda - al telefono - dipinge con poche parole una situazione di drammatica miseria "... lavoriamo in Parrocchia, cercando di aiutare, com'e' possibile, questa povera gente. Seguendo lo spirito di Cottolengo, ci stiamo occupando dei bambini e, in particolare, dei bambini handiccapati. qui sono tanti, fanno tanta pena, sono abbandonati a loro stessi, le famiglie non ce la fanno... Certo l'adozione a distanza sarebbe una buona cosa: un aiuto continuativo che darebbe a queste creature una vita piu' dignitosa, piu' umana. Stiamo pensando ad un intervento efficace, ad un lavoro piu' incisivo.... Vi scrivero'..."
Carla Ceriani si e' lasciata commuovere dagli occhi di questi bambini e, con l'Operazione Mato Grosso, e' partita nel 1971 a 21 anni per un breve periodo di permanenza in Brasile in mezzo alla gente povera di Jauru'.
Da questa esperienza e' diventato sempre piu' importante per la sua vita continuare il cammino: e' ritornata altre volte in Brasile e ha lavorato con i giovani dell'OMG qui in Italia.
Fino a che, nel 1985, licenziandosi dal lavoro di assistente sociale, e' ripartita per un periodo piu' lungo, stabilendosi definitivamente nel paese di GENERAL CARNEIRO.
Carla ha iniziato cosi' a prendersi a cuore la vita di alcune ragazze che vivono nelle comunita' rurali, ospitandole nella sua casa e iutandole a crescere, come delle figlie.
Nella CASA BETANIA le ragazze studiano, partecipano alle necessita' della casa (coltivare l'orto, tenere in ordine le stanze, fare il pane), imparano a modellare la ceramica, a ricamare e cucire.
Si preparano a diventare future madri di famiglia e persone consapevoli ed attente alla vita dei loro villaggi e ai bisogni della gente povera che li abita. In questi ultimi anni si e' aperto un Liceo Sociopedagogico per preparare nuovi insegnanti e si pensa di creare altri sbocchi per unaseria formazione professionale in campo sanitario...
Ma la preoccupazione piu' grande e' quella che queste ragazze diventino buone cristiane, capaci di accorgersi che c'e' sempre qualcuno piu' povero da aiutare. Le attivita' della CASA BETANIA sono indirizzate a questa educazione. Le ragazze piu' grandi fanno da "assistenti", prendensosi cura delle piu' piccole. Le ragazze che hanno fatto la Prima Comunione e la Cresima si spostano nelle varie comunita' rurali, di domenica, per fare Oratorio, giocare e pregare. L'educazione passa anche attraverso questi piccoli gesti di attenzione, di carita'.
... ma la gente che bussa alla porta della CASA BETANIA e' tanta. Tanti sono i bisogni di questa gente.
Qualche volta Carla e' costretta a dire dei NO, a mandare a casa qualcuno a mani vuote... ed in quei momenti il pensiero vola veloce in Italia, agli amici e porta con se' una domanda:
COME FACCIO PER RISPONDERE SEMPRE SI AI BISOGNI DI QUESTA GENTE?
UNA PROPOSTA
Carla, di ritorno dal Brasile per un periodo di riposo in Italia, lancia l'idea dell'adozione a distanza.
Un modo nuovo, concreto, sicuro per aiutare i bambini di General Carneiro senza sradicarli dalla loro famiglia, dal loro ambiente, dalla loro terra. La Caritas Parrocchiale di Origgio si rende disponibile per aviare e sostenere l'iniziativa e... si parte!
Incominciano a circolare tra le mani di amici e conoscenti di Carla le "fiches", schede con la foto dei bambini da adottare e notizie sulla famiglia: ... 5 figli ...padre bracciante ...salario minimo...
Poche indicazioni che rivelano immediatamente situazionio di poverta', di miseria, di abbandono. Poche informazioni che interpellano le nostre coscienze, che ci fanno riflettere, che non ci lanciano in pace.
Arrivare a scegliere di andare in missione e' stato un cammino fatto attraverso anni di lavoro qui in Italia. Ho cominciato partecipando a campi di lavoro, organizzati dall'Operazione Mato Grosso (O.M.G) durante il tempo libero e le ferie.
L'esperienza concreta di lavorare gratis per gli altri, mi ha portato a desiderare una scelta piu' radicale e definitiva. Cosi' dal 1994, vivo e lavoro tra la gente del villaggio di Naboreiro, nel cuore del Mato Grosso
Se guardo alla gente di Naboreiro, dietro ad ogni famiglia c'e' una lunga storia di fatiche e di sofferenze per sopravvivere e per dare un avvenire ai propri figli. Cosi' il mio primo impegno e' stato un aprire le porte ai tanti bisogni delle persone: la casa, la salute, la scuola, l'oratorio...
Ma anche accogliere in casa ragazze provenienti da "fazendas" che cosi' possono studiare e imparare una professione. E' tenerle in casa come figlie, aiutandole a crescere, educandole al senso di responsabilita', al lavoro, all'ordine, perche' possano vivere una vita buona, diventare buone mogli e, in futuro, buone mamme.
In questi anni, se da un lato, nel piccolo villaggio in cui vivo, sono diminuite le case di paglia e la scuola e' piu' eria e si occupa di piu' dell'aspetto educativo degli alunni, dall'altro lato, il bombardamento dei mezzi di comunicazione spingono nella direzione di un progresso dove ci si sente all'altezza se si seguono le mode. Percio' tante famiglie vogliono dimostrare il loro miglioramento con l'antenna parabolica, lo stereo, la televisione...
L'immagine e' quello che piu' interessa e porta sempre piu' a una crisi di valori piu' veri, come, per esempio, la famiglia.
Stare a Naboreiro per me e' vivere in una grande famiglia dove vedi crescere le persone, le vedi cambiare, cercare un modo diverso di vivere, aiutandosi di piu'. Sono ancora piccoli paesi, ma vale la pena continuare.
Quello che cerchiamo di vivere e' l'imparare a dare gratuitamente quello che gratuitamente abbiamo ricevuto. Cosi' ti accorgi che, anche se povero, puoi aiutare qualcun'altro che sta peggio di te. Tutti noi abbiamo ricevuto un dono grande, che e' la vita: abbiamo ildovere di viverla, senza perdere tempo, ne' occasioni perfare del bene.
E' importante per me compromettersi in prima persona, fare concretamente il primo ricco da convertire sono io. In un mondo come il nostro, non e' facile andare controcorrente, ma e' una strada praticabile e ne vale la pena.
L'interesse per i poveri e per il lavoro dei missionari li ha spinti, intorno agli anni ottanta, ad impegnarsi nei gruppi di lavoro degli oratori di origgio. L'esperienza missionaria e' continuata, per loro, nell'Operazione Mato Grosso (O.M.G.), organizzazione nata per merito di Padre Ugo, salesiano. Nel gruppo hanno riversato tutte le loro capacita' e il loro impegno sempre piu' consapevole e profondo, tanto che nel 1991 sono partiti per 'i quattro mesi', un periodo di lavoro tra i poveri nel Brasile. Daniela a General Carnerio, Raffaele a Jarndore hanno vissuto in prima persona una profonda esperienza missionaria che li ha portati, poi, da sposati, a continuare questo cammino. Nel 2000 hanno sostituito per 6 mesi, a Naboreiro, Ludovica Riva tornata in Italia per il normale periodo di riposo. Nel 2006 hanno deciso di ripartire per un periodo piu' lungo, di far posto agli altri nella loro vita: la loro destinazione e' stata il paese di JARUDORE, in Mato Grosso (Brasile)
JARUDORE
E' un paesino nel cuore del Mato Grosso del Nord, ai margini dell'immensa foresta amazzonica
Rita, origgese di nascita, frequenta l'oratorio e il Corpo musicale "San Marco" e cresce negli ideali di attenzione e disponibilita' verso gli altri. Con Carla e Nica da vita e sostiene per anni il gruppo "Operazione Mato Grosso" di Origgio: lavora per i poveri con impegno e assiduita'. Conosce, frequentando i campi di lavoro organizzati dall'OMG in tutt'Italia, Michele di Montecatini. Si sposano nel.... e insieme decidono di donare la loro vita ai poveri del Brasile. Partono per NOVO SAN JOAQUIN, in Mato Grosso; costruiscono "ex novo" un internato per i ragazzi del paese e dei villaggi vicini. Per loro avviano la scuola e un laboratorio di falegnameria con specializzazioni in ritaglio ed intarsio del legno. Hanno avuto in affido per anni un piccolo brasiliano, Daniele, che e' cresciuto con il loro figlio Mario. Al momento sono in Italia per gravi motivi familiari sono stati costretti ad abbandonare temporaneamente il loro lavoro in terra di missione. Anche Michele e Rita hanno avviato il progetto di adozione a distanza per i bambini di Novo San Joaquin. Per ulteriori informazioni e' necessario rivolgersi al seguente numero: ....... indicato anche sul volantino.
Da alcuni anni, durante la bancarella di Natale, allestita dai volonari del'Associazione, vediamo un piccolo banco di bellissimi pizzi al tombolo. Molti hanno apprezzato il lavoro ed hanno acquistato fazzolettini od intarsi, dando cosi' un appoggio concreto ad un gruppo di ragazze indiane accolte nella missione di Tiruchirapalli, nel sud dell'India, gestita dalle suore della congregazione Sister of St. Anne. Alcune di queste suore lavorano a Rho, in una casa da accoglienza per anziani e chiedono il nostro aiuto per le loro consorelle in India. La missione necessita urgentemente di un capannone dove accogliere ben 300 ragazze abbandonate. Orfane o con problemi di handicap. Diventerebbe la loro casa, dove mangiare, lavorare, giocare, dormire e la loro famiglia dove trovare chi li accoglie, li assiste, li ama. Dopo la tragedia dello Tsunami, che ha colpito anche la missione di Tituchirapalli, l'Associazione, in collaborazione con la Pro Loco di Origgio, ha inviato fondi per la costruzione di una struttura di accoglienza per i bambini sopravvissuti.